Violenze domestiche, 130 casi l’anno nell’Ulss 12

VENEZIA – Intercettare le violenze domestiche, farsi carico della vittima e riuscire a metterla al riparo dall’inferno casalingo. E’ l’obiettivo dell’Osservatorio nazionale sulle violenze domestiche, che affida alle aziende sanitarie locali il ruolo di capofila nella promozione di iniziative concrete per fronteggiare il fenomeno. Nel 2012 un’indagine sui dati raccolti dai 62 Centri antiviolenza italiani, tra cui quello del Comune di Venezia, ha rivelato che su 15 mila casi di donne vittime di violenza, l’80%  degli episodi era accaduto tra le mura domestiche. Il pronto soccorso di Mestre registra un centinaio di casi l’anno, quello di Venezia circa 30. L’Ulss 12 ha già riunito intorno allo stesso tavolo prefetto, questore, procuratore della repubblica, il presidente della conferenza dei sindaci, polizia municipale, l’assessore comunale alla cittadinanza delle donne e l’assessore  provinciale alle pari opportunità, i carabinieri, il direttore degli ospedali di Mestre e Venezia e i rappresentanti dei quattro distretti sociosanitari insieme al direttore del Dipartimento Urgenza Emergenza dell’Ulss 12.
“La famiglia è il luogo più insidioso sul fronte della violenza, la  casa è più pericolosa della strada – spiega il direttore del settore sociale dell’Ulss 12 Claudio Beltrame – Episodi di sopraffazione sono purtroppo assai frequenti, non solo verso le donne ma anche nei confronti di minori, anziani, persone disabili. In stretto accordo con tutti gli enti e le associazioni del nostro territorio e con un forte input regionale abbiamo avviato la prima fase del progetto, cioè  la raccolta dei dati per comprendere la quantità del fenomeno”.
“La donna è senza dubbio la vittima per eccellenza della violenza domestica – dice Giulio Belvederi, direttore del Dipartimento Urgenza Emergenza dell’Ulss 12 e primario del Pronto soccorso di Mestre – Noi vediamo da una a tre donne la  settimana. I segnali sospetti che ci mettono in allarme sono segni sul collo, graffi sulle braccia e sulle spalle, ematomi sul volto e sulle gambe che sono tracce di sberle e calci. Non sempre è facile classificare questi episodi come violenza domestica, perché la donna tende a dire che è caduta o si è ferita da sola, per paura di subire ulteriori maltrattamenti.  Parecchi anziani, che giungono in Pronto soccorso per un problema medico, ad un esame attento rivelano scarsissima pulizia, il che è un indice della poca cura con cui sono tenuti in famiglia”.
Attraverso l’attenta lettura degli accessi in Pronto soccorso verrà effettuata una prima scrematura per individuare la tipologia della vittima e le modalità con cui viene esercitata la violenza. Successivamente, e in stretta collaborazione con il Comune di Venezia, verrà elaborato un protocollo per la messa in pratica di interventi tempestivi ed incisivi ogni qual volta sarà scoperto un caso di violenza domestica.
“E’ importante non solo intercettare l’episodio – dice Beltrame – ma stabilire un percorso certo che consenta la protezione delle vittime, il loro recupero psicologico e il reinserimento in un nuovo ambiente”.

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