Vescovo di Padova su Natale: “Farei marcia indietro in nome di pace e amicizia”

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“Se fosse necessario per mantenere la tranquillità e le relazioni fraterne tra di noi, io non avrei paura a fare marcia indietro su tante nostre tradizioni” queste le parole che hanno messo in croce mons. Claudio Cipolla, Vescovo di Padova. Le ha dette ai microfoni di Rete Veneta, la scorsa domenica, poco dopo la messa. Non si aspettava certo una simile eco mediatica, considerato soprattutto che il suo messaggio voleva essere d’incoraggiamento per il confronto tra le varie religioni. Eppure le sue parole, pronunciate in un periodo fortemente controverso, in cui c’è ancora chi lotta per mantenere il crocifisso nelle scuole, sono state fraintese e interpretate come una “rinuncia” ai valori e alle tradizioni cristiane, a favore di quelle islamiche.

Il primo a rispondere è stato il Governatore del Veneto, Luca Zaia, che così scrive in una lettera rivolta a mons. Cipolla: “Leggo questa Sua presa di posizione, Eccellenza, non come un gesto rivolto a favore della civile convivenza, ma come una affermazione che riesce a far apparire i cristiani che difendono il Presepe, e il suo valore religioso e identitario, come dei veri e propri fondamentalisti”.

Ma mons. Cipolla insiste, e si difende: il suo non era un gesto provocatorio, ma una semplice ammissione della possibilità di fare un passo in dietro in nome di pace e amicizia professati da Papa Francesco. “Non possiamo utilizzare le religioni per alimentare conflitti o inutili tensioni – scrive Cipolla in una lettera -. Purtroppo le religioni spesso sono strumentalizzate per altri interessi”. E ancora “Fare un passo indietro non significa creare il vuoto o assecondare intransigenze laiciste, ma trovare nelle tradizioni, che ci appartengono e alimentano la nostra fede, germi di dialogo. Il Natale, in questo senso, è un esempio straordinario, un’occasione di incontro con i musulmani, che riconoscono in Gesù un profeta e venerano Maria, ma anche con persone di altre fedi e non credenti, proprio perché il cristianesimo ha un messaggio universale e abbraccia l’umanità intera. Un modo per vivere il Natale è proprio tradurre nella vita – come testimoniano tante figure di uomini e di donne – i grandi valori del Vangelo, in cui molte religioni si ritrovano unite: pace, attenzione al Creato, solidarietà con gli ultimi…».

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