Una sala nella sede del Csv intitolata a monsignor Nervo

La sala riunioni della nuova sede del Csv di Padova è stata intitolata questa mattina a mons. Giovanni Nervo. È il primo riconoscimento ufficiale della città di Padova a don Giovanni, fondatore della Fondazione Zancan, scomparso lo scorso marzo.

Il Presidente del Csv, Giorgio Ortolani, ha ricordato che “non se n’è andato solo un uomo giusto di 94 anni, ma soprattutto uno straordinario interprete del nostro tempo in grado di comprendere la contemporaneità al fine di indicare quale strada fosse necessario intraprendere per avere, se non un mondo migliore, almeno un mondo più solidale. I suoi interventi avevano sempre uno sguardo rivolto al futuro e mai a un nostalgico passato, quasi volesse ricordarci che ciò su cui si deve scommettere e investire sono i giovani di oggi e i cittadini di domani. Monsignor Nervo era un politico, pur senza aver mai fatto politica, in quanto possedeva quella che considero la più grande qualità che un politico possa avere: la lungimiranza; ossia il capire che le scelte di oggi sono le scelte di domani e che il futuro dei figli dipende dalle decisioni dei padri”.

Per il presidente della Fondazione Zancan, mons. Giuseppe Benvegnù-Pasini, “che il Csv abbia sentito il bisogno di dedicare una sala della sua nuova sede a monsignor Nervo è un segno della stima e dell’apprezzamento per l’impegno da lui sviluppato in favore del volontariato. Questa valorizzazione da parte di don Giovanni ha tre radici storiche. La prima: ha organizzato come presidente Caritas il primo convegno nazionale sul volontariato nel settembre del 1975 a Napoli, presenti 400 volontari rappresentanti di 150 organizzazioni di volontariato nazionali. Da allora il volontariato divenne un fenomeno di importanza nazionale. Inoltre, Nervo ha percepito come la sua missione fosse monitorare il volontariato italiano perché mantenesse la propria identità: di servizio gratuito, di promozione dei diritti dei poveri e degli ultimi, di stimolo alla giustizia. Infine, la sua autorevolezza proveniva dalla sua testimonianza di vita. È stato sempre e solo preoccupato del bene comune, della giustizia sociale e della promozione dei più deboli. La sua vita è stata un volontariato a tempo pieno”.

 

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