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Venezia 72: recensione di A Bigger Splash, di Luca Guadagnino

di Marta Tudisco

Un tuffo che più che un tuffo sembra il bastone di Mosè che divide le acque della Mostra del Cinema di Venezia. Fischi dalla stampa italiana, applausi da quella internazionale per A Bigger Splash, di Luca Guadagnino, presentato ieri al Lido di Venezia, un film che ha diviso la critica, ma che allo stesso tempo colpisce come un duro pugno nello stomaco. Non tanto per l’originalità della storia, una reinterpretazione de La Piscina di Jacques Deray, quanto per la varietà e l’eccellenza delle interpretazioni, per il suo ancheggiare sinuosamente tra le vie di un’isola immobile e fissa nelle sue tradizioni folkloristiche e culinarie, ma continuamente attraversata dai turbamenti e dalle cicatrici di chi passa per quei luoghi per caso, per salvarsi, per ritrovarsi o semplicemente per capirsi, lontani dal baccano delle grandi città.

Questo è ciò che avviene ai quattro personaggi che si ritrovano a trascorrere le vacanze nell’isola di Pantelleria, intrappolati, quasi volutamente, nei loro limiti e nelle loro dipendenze, affettive e tossiche, da cui non riescono a uscire. Marianne Lane (Tilda Swinton), cantante rock di successo, che ha subito un’operazione alle corde vocali e per questo vittima di un delicato ed elegante mutismo, Paul (Matthias Schoenaerts), il suo fidanzato, di cui conosciamo molto poco, se non che è un ignoto regista di documentari, in riabilitazione per dipendenza da alcol, dal cui carattere schivo e riservato, poco per volta, fa emergere una personalità fragile e delicata, Harry (Ralph Fiennes), storico ex di Marianne, produttore discografico dei Rolling Stones, nonché un po’ dandy e ninfomane, la figlia (se davvero lo fosse, resta un dubbio fino alla fine) Penelope (Dakota Johnson), lolita impertinente e prepotente.

Ognuno, con il suo bagaglio personale di ferite, di sbagli, di rinunce e ripicche, si confronta con i propri limiti fisici ed emotivi, rispecchiandosi nelle voci, nei gesti e nei silenzi dell’altro. Nel mutismo di Marianne, opposto alla logorrea di Harry, si intravede la possibilità di redimersi e comprendersi attraverso il silenzio, esplorando l’incapacità di comunicare attraverso le parole. La sregolatezza di Harry, nel suo esplorare e superare costantemente i propri limiti, comunica la spontaneità del presente, del qui e ora, del vivere nella cieca e serena obbedienza dei propri istinti, accettando di perdersi, anche, ma di ritrovarsi poi sempre nell’amore, a danzare leggiadramente tra i ricordi del passato. Paul, l’esatto opposto di Harry, sta al contrario curandosi dalla dipendenza dai propri limiti, terrorizzato dall’idea di superarli di nuovo. Penelope, una lolita anonima, bugiarda, egoista, provocatrice, senza un’identità o uno scopo ben definiti se non quello di creare scompiglio e infastidire chi le sta accanto, è solo in cerca di una dimensione in cui soddisfare i propri capricci.
Tutti, ognuno con i suoi ritmi, è in cerca di uno spazio in cui curare le proprie ferite, metabolizzare il passato, o metterci una pietra sopra, e andare avanti per costruire un futuro dimentico e diverso. Ad un tratto, tutto cambia a metà del film, quando un evento sconvolgerà le vite dei personaggi, stravolgendo i ritmi e i colori della narrazione, mettendo questa volta ognuno di loro di fronte a uno specchio, nudi e soli di fronte alle loro identità ormai svelate.

In questa operetta a quattro, sorretta da un cast di attori di incommensurabile bravura, Luca Guadagnino mette in scena la sovrana magnificenza di un presente, quello di Pantelleria, con i suoi contrasti e le sue violenze, che fa a pugni con i protagonisti per metterli in un nudo confronto con l’alterità, in tutte le sue espressioni.
Alternando inquadrature larghe, plongee d’ampio respiro, a inquadrature strette, tese a cogliere i momenti più intimi e confidenziali, A Bigger Splash si configura come un dramma quasi teatrale, tragicomico, ma dai risvolti noir, sulla vita sospesa di quattro personaggi che si immergono nelle loro dipendenze, noncuranti, che ci sono tuffi più rumorosi e tragici, come quelli dei migranti che giungono quotidianamente sull’isola, ma che vengono costantemente vanificati, se, alla fine di tutto, ad alleggerire un crimine è una gigantesca beffa creata dall’umano e sconfinato desiderio di avvicinarsi a qualcuno che non potrà mai conoscere veramente.

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johnnydeppven

Mostra del Cinema, tutte le star a Venezia

Venezia sarà presto illuminata dalla presenza delle star che calcheranno i red carpet della 72° Mostra del Cinema.

Sarà letteralmente invasa dai vip, la kermesse lidense: si contano presenze del calibro di Johnny Depp, protagonista di Black Mass, a Kirsten Stewart. Ma tra i tanti attori che potrebbero arrivare a Venezia, non si escludono Josh Brolin, Robin Wright e Keira Kinghtley del film di apertura Everest, Anthony Hopkins per Go With Me di Daniel Alfredson, oltre a Depp anche Benedict Cumberbatch e Dakota Johnson per Black Mass di Scott Cooper, Michael Keaton, Mark Ruffalo per Spotlight di Thomas McCarthy.

Certo è che se si facesse vedere il trio DiCaprio, De Niro e Pitt, del corto di Martin Scorsese The Audience, nella sezione Fuori Concorso, il pubblico potrebbe impazzire

Previsto anche l’arrivo di Tilda Swilton e Ralph Fiennes per A Bigger Splash di Luca Guadagnino, Eddie Redmayne, fresco di Oscar, per A Danish Girl di Tom Hooper e Juliette Binoche per L’attesa di Piero Messina.

Non meno importanti le star della sezione Orizzonti, che potrebbe portare a Venezia Berenice Bejo, Robert Pattinson e Shia LaBeouf.

 

di
Marta Tudisco

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