Spotlight, il giornalismo ai tempi dei preti pedofili

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Il nuovo Papa è entusiasmante, ma dopo aver realizzato questo film, sono pessimista sui cambiamenti all’interno della Chiesa Cattolica. Le parole sono una cosa, l’azione un’altra”.

Con queste parole, Thomas McCarty, introduce uno dei film più interessanti alla 72 Mostra del Cinema di Venezia: Spotlight. Basato su fatti realmente accaduti, il film narra le vicende avvenute dopo l’indagine che valse il Premio Pulitzer al quotidiano The Boston Globe sull’arcivescovo Bernard Francis Law, accusato di aver coperto casi di pedofilia in diverse parrocchie.

Un film avvincente, che parla di un giornalismo etico, ancora saldamente ancorato ai sani principi di cronaca, nonostante abbia subito delle importanti mutilazioni nel corso degli anni. “E’ un’industria, quella dell’informazione, che ha bisogno di essere incoraggiata – ha detto McCarty durante la conferenza stampa odierna – e, attraverso questo film, abbiamo voluto sottolineare l’impatto del giornalismo di indagine. Temo che il pubblico non capisca quanto sia fondamentale che la stampa libera continui a esistere, e se questo film può servire da sveglia, ne sarei felice!”.

Gli interpreti, tra cui Mark Ruffalo (The Avengers) e Stanley Tucci (Il diavolo veste Prada, Amabili Resti), hanno dovuto modellare il proprio personaggio sulla base di persone esistite. “Non ho mai incontrato il mio personaggio – ha detto Tucci, che nel film interpreta Mitchell Garabadian, avvocato coinvolto nella vicenda – oltretutto, mi hanno detto di non farlo, ha una personalità…complicata! Ma per fortuna avevo a disposizione molto materiale filmico per rendergli giustizia”.

Il film affronta una tematica molto attuale e delicata per l’opinione pubblica: il tema della pedofilia all’interno dell’istituzione ecclesiastica, spesso coperta dalla Chiesa stessa per proteggere la propria immagine. Come il Codice Da Vinci, Spotlight sarà un film che probabilmente desterà molta attenzione da parte della Chiesa stessa. Ma McCarty è sereno: “Non mi aspetto alcuna reazione, ma sarei felice se il Papa Francesco vedesse il film. Il mio non è un attacco contro la Chiesa, ma un messaggio d’auspicio perché possa guarire passo passo andando verso quella direzione”.

di
Marta Tudisco

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