Inquinamento, meglio per le Pm10, ma ancora lontani dall’aria pulita

Meglio, ma non bene. Così si potrebbero riassumere i dati dell’Osservatorio aria dell’Arpav sull’inquinamento in Veneto. Il livello delle Pm10, ad esempio, è al di sotto del valore limite annuale di 40 microgrammi per metro cubo, inferiore anche rispetto al 2012, grazie soprattutto alla primavera particolarmente piovosa che ci siamo lasciati alle spalle. Ma le notizie positive finiscono qui: il numero di superamenti giornalieri del valore limite consentito dalla legge, equivalente a 35 giorni all’anno oltre i 50 microgrammi di PM 10 per metro cubo d’aria, è già stato raggiunto da molte stazioni della rete di monitoraggio Arpav, a eccezione di alcune aree montane. Anche per l’ozono, tipico inquinante estivo, permangono come nel 2012 superamenti su tutto il territorio regionale del valore obiettivo di 120 microgrammi al metro cubo.

“Non possiamo abbassare la guardia sulle polveri sottili Pm10, sulle polveri fini Pm2,5 e sull’ozono – commenta Maurizio Conte, assessore regionale all’Ambiente -, ai quali purtroppo da qualche anno si sono aggiunti altri “osservati speciali” come il benzo(a)pirene generato dalla combustione di biomasse, vale a dire legna e pellet”. Dai dati Arpav emerge che le medie di benzo(a)pirene calcolate al 30 settembre 2013 superano già il valore obiettivo annuale di 1 nanogrammo al metro cubo nelle stazioni di rilevamento del comune di Belluno, Feltre, Santa Giustina in Colle (PD), Treviso (via Lancieri), Venezia (Parco Bissuola). “E’ l’inquinante della crisi – rileva Conte – lo stiamo osservando in tutte le regioni della pianura padana, il pellet e la legna costano ai cittadini meno del metano e quindi ne aumenta l’utilizzo a scapito della qualità dell’aria che respiriamo. Anche per questo sarà fondamentale l’accordo intergovernativo che sarà firmato tra quindici giorni e che finalmente coinvolgerà non solo le Regioni ma anche i ministeri dell’Ambiente, dello Sviluppo economico, dei Trasporti”. 
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