Inizia il conto alla rovescia

Ok. E’ deciso. Tra un anno circa saremo marito e moglie. Che emozione! 

Come me lo ha chiesto? Curiose! Questo lo tengo per me. 

Anche perché non c’è tempo da perdere in convenevoli.  Baci, abbracci e lacrime possono aspettare il giorno del fatidico sì. Ora bisogna organizzare!

 

Prima cosa da fare: chiesa o comune? No, ragazze, non è troppo presto per pensarci. Soprattutto se ci si sposa in un periodo inflazionato come giugno. Per cui se anche voi avete un appuntamento con l’abito bianco l’anno prossimo dovete sbrigarvi! Noi personalmente abbiamo scelto il matrimonio religioso, ma è una questione totalmente personale. Il consiglio ai futuri sposi è di parlarne chiaramente. In genere sono discorsi già affrontati, triti e ritriti, ma è pur vero che una cosa è parlare in generale, un’altra è pensarci davvero in prospettiva. Magari un ripensamento o un’indecisione potranno far propendere per un’idea o l’altra.

In molte pensano che il matrimonio in Comune sia meno romantico. Dipende, in realtà, da chi e come lo organizza. Le location ormai sono numerose. E anche i palazzi comunali sanno riservare delle sorprese. Perché non buttarsi, ad esempio, su un matrimonio “all’americana”, all’aperto o in riva al mare? Eh sì, anche qui da noi è possibile ispirarsi ai (mille) matrimoni di Brooke e Ridge. Per cui, largo all’immaginazione!

 

Decisione presa? Bene. La seconda cosa è verificare le disponibilità. Giugno è un mese iper-gettonato quindi è meglio pensare anche a un piano B nel caso in cui la location scelta fosse già stata presa da altre coppie. Per la chiesa tendenzialmente ci si sposa nella parrocchia della futura moglie o, in caso, in quella di residenza della coppia. Ma basta trovare un parroco di mentalità un po’ più aperta ed essere pronti ad affrontare un po’ di burocrazia per aggirare il problema nel caso, ad esempio, si volesse una determinata chiesa perché particolarmente bella, perché si conosce il parroco o per altri motivi personali.

Io mi sposerò in campo neutrale, ma in una città che conosco e frequento. Altre sposine scelgono la chiesa solo in base a fattori estetici, insomma… anche qui è una cosa soggettiva. Non illudiamoci però: io ho avuto fortuna, ma mi sono scontrata anche con un bel “no” davanti al portone della prima chiesa che avevo scelto. “Non appartengo alla comunità” mi è stato detto. Ecco perché è importante un piano B. 

 

Fine puntata 1.

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