Federalismo demaniale, oltre cento le richieste pervenute dai comuni veneti

E’ in pieno svolgimento l’azione del governo nell’ambito del federalismo demaniale, che prevede la cessione ai comuni che ne facciano richiesta di immobili dello stato. Dei circa 700 beni potenzialmente trasferibili in Veneto, un centinaio è stato finora “reclamato” dai comuni. Lo fa sapere il sottosegretario all’Economia e Finanze Pier Paolo Baretta, intervenuto al convegno “La valorizzazione dei beni dello stato”. Baretta, che ha contato a livello nazionale circa 600 domande pervenute, ha invitato i comuni a presentare le domande entro la data del 30 novembre. “Abbiamo il dovere di conservare e valorizzare lo straordinario patrimonio immobiliare pubblico italiano – ha affermato -, consapevoli anche del suo potenziale per il rilancio economico del paese. Abbiamo a cuore questo argomento: gli atti e le decisioni che stiamo prendendo lo testimoniano. È chiaro che la sola strategia della vendita sarebbe monca, non solo per le condizioni sfavorevoli del mercato, ma anche perchè rinuncerebbe all’aspetto fondamentale della valorizzazione. Le concessioni, d’altro canto, devono prevedere una compartecipazione dei progetti, per condivere, discutere, con una progettualità viva”. Tre, nel dettaglio, i punti su cui si basa la strategia del governo. “Oltre al federalismo demaniale c’è la disponibilità degli immobili non utilizzati o in via di dismissione da parte della Difesa: un risultato reso possibile dall’avvio di una nuova fase di collaborazione tra Ministeri. È aperto anche un confronto con il Ministero dei beni culturali”. Infine, il demanio marittimo, su cui “c’è una polemica strumentale e sbagliata, perchè è evidente che spiagge e arenili non sono vendibili, ma nulla vieta che si possa aprire un ragionamento, protagonisti gli Enti locali, su altri elementi non strategici” ha precisato Baretta. Non esiste però solo il patrimonio pubblico: “Noi pensiamo di avere doveri sul patrimonio privato, su cui esistono problemi di conservazione rilevanti. Forse si potrebbe pensare a un diverso approccio fiscale, insieme a un rapporto più stretto con le Sovrintendenze e gli operatori del settore”?

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