Con Telefono azzurro il carcere diventa un po’ più a misura di bambini

TREVISO – Sono trascorsi due anni dall’attivazione a Treviso del progetto “Bambini e carcere” di telefono azzurro, di cuk hanno beneficiato finora 50 detenuti. Trenta i bambini che al momento varcano le porte della casa circondariale di Treviso per incontrare i loro padri reclusi (ora 18), di diverse nazionalità ed età, che vanno dai pochi giorni di vita ai 12 anni.

Il progetto prevede la possibilità di incontrare i propri figli in un ambiente protetto: per due ore a settimana la sala colloqui diventa ludoteca ed è possibile leggere insieme, giocare, creare con il pongo, la creta o altri materiali. Un detenuto, padre di quattro figli e tra i primi a beneficare del progetto ricorda: “I primi anni avevo difficoltà nei colloqui perchè non è facile comunicare. Ora invece i nostri figli entrano ed escono sorridendo: sanno che hanno i loro giochi e quelle due ore in cui possono disegnare con il proprio padre”. Michela Rossi, psicologa responsabile del progetto, spiega che “le nostre attività fanno sì che il detenuto possa mantenere il proprio ruolo genitoriale, con benefici per tutti. Il figlio riesce a mantenere il legame affettivo e per il padre si riduce di un terzo il rischio di recidiva e si limita molto il pericolo di suicidio o autolesionismo” . Inoltre, i detenuti partecipano una volta al mese a “gruppi di parola” per dar voce al loro vissuto e alle loro difficoltà. Le famiglie hanno poi uno spazio di ascolto dove gestire le problematiche o le situazioni di disagio e dove trovare sostegno nel percorso di reinserimento sociale.

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