Calano le imprese nel padovano e nel Veneto, resiste solo il terzo settore

PADOVA- Continuano i dati negativi dell’economia del territorio: -651 imprese nell’ultimo anno a Padova, -3.503 in Veneto e -34.731 in Italia. Sono questi i numeri, aggiornati al 30 settembre 2014 e riferiti al 30 settembre di ogni anno, del Registro Imprese di Infocamere, che Fabbrica Padova, centro studi di Confapi, ha raffrontato ai dati relativi al Veneto e all’Italia.

È un saldo negativo del 0.7% quello che interessa Padova. Dalle 90.287 imprese del 2013 alle 89.636 attualmente presenti, – 4.721 rispetto al 2010, e -5.258 se si parte dal 2008, anno a cui possiamo far risalire l’inizio della crisi. Dati che fanno rabbrividire, soprattutto quando si pensa che Padova non è un caso isolato, ma segue la linea della regione. In Veneto si è infatti scesi dalle 444.422 aziende del 30 settembre dell’anno scorso alle 440.919 di oggi, con un calo dello 0.8%, mentre, per quanto riguarda l’Italia, negli stessi dodici mesi si è passati da 5.199.030 imprese a 5.164.299, con un calo pari al-0.7%.
Dati meno negativi riguardano le nuove iscritte al Registro Imprese dal 1° gennaio al 30 settembre 2014: sono infatti 4.443 le nuove imprese, contro le 4.483 cessazioni, per un saldo che risulta negativo di “sole” 40 unità. Unico dato positivo è quello che riguarda il settore terziario, dove l’andamento registra un saldo di +408 imprese, pari al +0,8%.
“Siamo in una situazione stagnante – afferma Carlo Valerio, presidente di Confapi Padova- che rende più che mai urgente elaborare un piano che favorisca gli investimenti industriali sul territorio”. Valerio afferma che la situazione sul fronte del credito è allarmante: “In sette casi su 10 le piccole imprese del territorio si vedono alzare un muro dalle banche, che negano finanziamenti. E poi c’è il capitolo tasse, con un carico fiscale che per le imprese più piccole arriva a oltrepassare il 50%, senza contare i costi dei professionisti esterni a cui devono rivolgersi le aziende che non hanno una struttura amministrativa. Occorre ribadirlo con forza: è impensabile immaginare investimenti, quindi ripresa, in un territorio in cui si continua ad aumentare la pressione fiscale”.
 
 
Anna Michieletto 
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